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Mosca olearia: caolino e propoli, i primi risultati in campo

Campo di Olivi irrorato con caolino AgriBioClay

La stagione 2025 porta con sé una sfida importante: la mosca olearia. In Toscana, Umbria e Abruzzo i bollettini fitosanitari segnalano infestazioni in aumento, spinte da temperature comprese tra 20 e 25 °C e da piogge diffuse che hanno favorito lo sviluppo dell’insetto.

Al Sud lo scenario è diverso: l’estate calda, con picchi oltre i 30 °C, ha bloccato gran parte delle infestazioni, anche se con l’arrivo dell’autunno la situazione potrebbe cambiare rapidamente. Al Nord, invece, gli inverni miti e le piogge primaverili hanno garantito la sopravvivenza delle prime generazioni, con rischi crescenti nelle zone costiere e collinari.

In diversi areali colpiti, molti olivicoltori hanno avviato i trattamenti solo a settembre, quando i danni erano già evidenti. 

Qui si inserisce la riflessione sul ruolo del caolino, spesso presentato come “soluzione” diretta contro la mosca, mentre in realtà è un corroborante. Il caolino AgriBioClay è un’argilla in polvere, utile solo se inserita in una strategia preventiva. 

Per comprenderne meglio le potenzialità, è interessante osservare il progetto triennale avviato a Nocciano (Abruzzo) da Gianni Santilli (Tecnico specializzato in olivicoltura) e da Camillo Calore e Giovanni Ruscitti (olivicoltori), che unisce caolino e propoli in un protocollo di difesa biologica.

Caolino e propoli: strumenti di una strategia preventiva

AgriBioClay irrorato più volte durante la stagione, strato dopo strato, ricopre foglie e frutti creando una copertura che cambia il modo in cui la pianta viene percepita dall’insetto. Le olive risultano meno riconoscibili e meno appetibili. Inoltre, la superficie riflettente riduce lo stress da calore, contribuendo a mantenere la pianta più resiliente durante i picchi estivi.

La propoli, usata insieme al caolino, ha dato il suo contributo facendo aderire meglio la polvere alle superfici, riducendo il dilavamento causato dalle piogge e aggiungendo le sue naturali proprietà antibatteriche e antifungine. Una sinergia che permette di mantenere più a lungo la protezione.

A differenza dei fitofarmaci, che contengono un principio attivo e possono agire per contatto o in modo sistemico penetrando nei tessuti vegetali, il caolino rimane sulla superficie dei frutti come particella inerte: la sua efficacia dipende interamente dalla capacità di coprire in maniera omogenea foglie e drupe.

Una copertura incompleta lascia zone scoperte che la mosca può sfruttare per la deposizione. 

Le linee guida sono chiare: bisogna applicare in anticipo, distribuire il prodotto con cura su tutta la chioma, raggiungere anche le drupe più interne ed effettuare nuovi trattamenti quando piogge o altri eventi riducono la protezione. 

Per questo motivo l’irrorazione deve essere accurata e completa, e deve coprire in maniera il più possibile omogenea tutta la superficie delle piante.

Solo così il caolino può svolgere il suo ruolo all’interno di una strategia di difesa biologica.

L’esperienza di Gianni Santilli e Camillo Calore a Nocciano

Nel cuore dell’Abruzzo, a Nocciano, Santilli e Calore hanno trasformato l’oliveto di Camillo in un vero e proprio campo scuola.

Le osservazioni finora sono incoraggianti: le piante trattate hanno retto meglio alla siccità e al caldo, mentre quelle testimone, lasciate senza protezione, hanno mostrato segni di stress e punture già visibili.

Il dato più sorprendente arriva dal monitoraggio del 1° settembre: la varietà ascolana tenera, già pronta per la raccolta come oliva da mensa, presenta il 95% delle drupe sane. Un risultato che si confronta con il 70% di danno registrato negli anni passati senza questo protocollo.

Monitoraggio e tempestività: la vera chiave della difesa

Questa esperienza dimostra che la protezione efficace si costruisce attraverso una presenza in campo, osservazione di quanto accade ed interventi precoci che iniziano cioè appena dopo l’allegagione e si ripetono in maniera tempestiva ogni volta che la copertura diminuisce. Dove si è partiti tardi (ad esempio a fine luglio) e si è agito in ritardo (aspettando prima di trattare a seguito di una pioggia), i danni sono già evidenti.

Gianni e Camillo hanno invece scelto un approccio diverso: monitoraggio settimanale delle catture, osservazione delle drupe al microscopio e trattamenti ripetuti e calibrati (le dosi dei prodotti sono state scelte in base al grado di copertura della pianta e al meteo dei giorni successivi).

Il risultato? Una copertura sempre presente, capace di resistere alle piogge, e un danno contenuto. Una strategia efficace si costruisce passo dopo passo, con coerenza e pianificazione.

Qualità dell’olio e scelte di raccolta

Proteggere le olive è parte di un percorso più ampio. L’obiettivo di Gianni e Camillo è arrivare alla raccolta con frutti in grado di produrre un olio extravergine di qualità.

L’Ascolana tenera, pronta già a inizio settembre come oliva da mensa, rappresenta un primo successo tangibile. Per le olive destinate all’olio serviranno ancora settimane. L’intenzione è attendere il giusto grado di maturazione, se la pressione della mosca lo permetterà.

Se le condizioni dovessero peggiorare, sono pronti ad anticipare la raccolta, accettando un olio più precoce ma di qualità, piuttosto che rischiare una perdita più grave. È un equilibrio sottile tra attesa e decisione rapida, che solo il monitoraggio continuo e la presenza di un tecnico possono guidare.

Il valore dell’ascolto e della collaborazione

Dietro a questa esperienza c’è anche un modo diverso di lavorare: osservare, ascoltare, condividere. In Clay & Clay crediamo che il confronto con gli agricoltori sia la base per crescere. I dati più preziosi arrivano da chi, come Gianni e Camillo, affronta ogni giorno le sfide dell’oliveto con attenzione e metodo.

Seguendo da vicino queste esperienze, possiamo affinare le indicazioni d’uso, imparare da chi applica il prodotto con cura e trasformare le osservazioni sul campo in conoscenza utile per tutti. È così che si costruisce un percorso comune verso obiettivi concreti.

Conclusioni

I primi risultati del progetto di Nocciano mostrano chiaramente che il caolino funziona quando usato in ottica preventiva e che la propoli ne rafforza l’efficacia.

Anche in un anno difficile come il 2025, monitoraggio costante e interventi tempestivi hanno permesso di contenere i danni e di mantenere una percentuale molto alta di drupe sane.

Il progetto è ancora in corso e le prossime settimane saranno decisive per verificare se la protezione reggerà fino alla raccolta. Continueremo a seguire passo dopo passo l’esperienza di Gianni e Camillo, condividendo aggiornamenti e osservazioni raccolte in campo.

AgriBioClay, se ben conservato al riparo da pioggia e umidità, mantiene le sue caratteristiche nel tempo: approfitta ora per acquistarlo al prezzo del 2025.

Se ti interessa rimanere aggiornato sulla sperimentazione, ne pubblicheremo le evoluzioni e gli approfondimenti dopo la raccolta, Segui questa vicenda sul nostro blog, sui nostri canali social e su quelli di Pensafacile.

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Mosca olearia: perché il monitoraggio in campo e l’uso strategico del caolino fanno la differenza” 

Negli ultimi anni, gli olivicoltori hanno constatato che la mosca olearia non segue più schemi predefiniti.

Le mutate condizioni climatiche hanno influenzato i comportamenti di questo insetto, rendendo le tradizionali abitudini di intervento meno affidabili, e allora ci siamo chiesti perché monitoraggio e strategia fanno la differenza.

Vi sono stagioni in cui la pressione della mosca olearia rimane bassa fino a raccolta inoltrata, mentre in altre, come in quest’anno, le condizioni climatiche la favoriscono già dall’inizio dell’estate. Pertanto, la prevenzione non può essere trascurata.

Recentemente, si sono diffusi i sistemi previsionali, strumenti che, basandosi su dati climatici, osservazioni e monitoraggi, aiutano a stimare il rischio di attacco della mosca olearia.

Esistono diversi modelli: alcuni analizzano lo sviluppo dell’insetto in base alle temperature, altri stimano l’andamento della popolazione, altri ancora collegano le catture delle trappole con le condizioni meteorologiche. Esistono anche sistemi a lungo termine che, basandosi su inverni più o meno freddi e sulla presenza di olive residue, prevedono la gravità dell’infestazione estiva. Si tratta di strumenti preziosi, ma da soli non sono sufficienti.

La vera differenza la fa l’esperienza sul campo, dove si legge la situazione osservando attentamente l’andamento delle catture, lo stato delle olive e il microclima dell’oliveto.

Per difendersi dalla mosca olearia, sono sicuramente utili applicazioni e grafici, ma è soprattutto grazie all’occhio esperto di chi l’oliveto lo vive quotidianamente che si possono perseguire con costanza degli obiettivi e ottenere dei risultati, dall’agricoltore che opera in autonomia, forte della sua esperienza diretta, fino al tecnico specializzato che apporta competenze agronomiche e strumenti di analisi avanzati.

È questa sinergia di conoscenze che consente di interpretare correttamente i dati e prendere decisioni efficaci.

Proprio per questo, l’utilizzo del caolino non dovrebbe seguire la logica dei fitofarmaci.

Non si tratta di una sostanza chimica che agisce a contatto o per ingestione, bensì di una polvere minerale inerte che opera in modo differente: modifica la percezione visiva e tattile dell’oliva, rendendola meno riconoscibile e meno appetibile per la deposizione delle uova. 

Inoltre, riflettendo la radiazione solare, contribuisce a mantenere un microclima più favorevole per la pianta. Per ottenere questi risultati, tuttavia, deve essere presente sulla chioma nei momenti opportuni, prima che il rischio diventi concreto. 

Applicare il caolino solo dopo aver rilevato la mosca significa intervenire con ritardo.

La strategia migliore è quella di considerare il caolino come un alleato da utilizzare in modo preventivo.

Non si tratta di effettuare trattamenti a calendario in maniera rigida, ma di agire in base alle condizioni reali, mantenendo la copertura quando necessario e intervenendo tempestivamente se pioggia o vento hanno rimosso parte del prodotto.

Questo approccio consente di ridurre la pressione dell’insetto e minimizzare la necessità di interventi più invasivi.

In quest’ottica, si rivela fondamentale l’integrazione di strategie sostenibili e selettive.

Quest’anno, in particolare, il tecnico Gianni Santilli, con anni di esperienza sul campo, sta sperimentando un protocollo indipendente in un uliveto pilota, situato in provincia di Pescara, con varietà a duplice attitudine e particolarmente suscettibili alla mosca olearia e alla produzione di olio.

Il lavoro prevede monitoraggio puntuale, osservazione costante e raccolta di dati.

Strumenti di Monitoraggio e strategia fanno la differenza

Intervistato sull’andamento della sua sperimentazione, Santilli dichiara:

“Al di là dell’evoluzione tecnologica, dei modelli previsionali e delle piattaforme digitali, rimane centrale la figura del tecnico specializzato in campo.

È infatti l’esperienza maturata sul territorio, la capacità di osservazione diretta e il confronto continuo con diverse aziende e aree geografiche a fare la vera differenza nella gestione dell’oliveto.

Un tecnico con un ampio bacino di lavoro ha la possibilità di cogliere segnali precoci, interpretare dinamiche localizzate e quindi ottimizzare al meglio le scelte operative, soprattutto in un contesto normativo sempre più restrittivo in tema di difesa fitosanitaria convenzionale (utilizzo di principi attivi larvicidi).

In quest’ottica, diventa fondamentale l’integrazione di strategie sostenibili e selettive.

L’utilizzo del caolino, ad esempio, rappresenta ormai una pratica consolidata per la difesa della coltura contro le avversità sia abiotiche (scottature e siccità) che biotiche, come il contenimento della mosca olearia. 

Quest’anno, in particolare, sto sperimentando una miscela a base di caolino e propoli su un’azienda pilota, seguendo un protocollo di lavoro ben definito con l’obiettivo di valutarne l’efficacia in un’annata che si preannuncia ad alto rischio per quanto riguarda l’attività della mosca olearia.

Si tratta di un lavoro di monitoraggio puntuale, osservazione costante e raccolta di dati. Finora i risultati sono incoraggianti: le piante trattate stanno rispondendo positivamente e la pressione della mosca ad oggi è nulla. Proseguiamo quindi con attenzione e costanza, confidando che al termine della campagna si possa confermare l’efficacia di questa strategia. “

Anche noi di Clay & Clay siamo dell’idea che la tecnologia possa fornire supporto, ma è l’occhio del tecnico a guidare.

In sintesi la gestione efficace della mosca olearia richiede un approccio integrato basato su tre pilastri fondamentali:

Monitoraggio in campo: L’articolo sottolinea l’importanza dell’osservazione diretta e costante dell’oliveto. Nonostante l’utilizzo di sistemi previsionali e modelli basati su dati climatici, è l’esperienza sul campo a fare la differenza. Il monitoraggio consente di interpretare precocemente i segnali di infestazione, analizzare lo stato delle olive e valutare le condizioni microclimatiche, permettendo interventi tempestivi ed efficaci.

Uso strategico del caolino: Il caolino non è un fitofarmaco tradizionale ma una polvere minerale inerte che agisce modificando la percezione visiva e tattile dell’oliva, rendendola meno attraente per la deposizione delle uova della mosca. Per massimizzare la sua efficacia, è fondamentale applicarlo preventivamente, prima che l’infestazione si manifesti, e mantenere una copertura costante, soprattutto dopo eventi meteorologici come pioggia o vento.

Sinergia tra tecnologia ed esperienza: Sebbene i modelli previsionali siano strumenti utili, l’articolo sottolinea che è la combinazione tra tecnologie moderne e competenze agronomiche acquisite sul campo a garantire i migliori risultati. L’esempio del tecnico Gianni Santilli, che sperimenta in un uliveto pilota un protocollo a base di caolino e propoli, dimostra come l’integrazione di conoscenze tecniche e osservazione diretta possa portare a strategie di successo.

In conclusione, la differenza nella gestione della mosca olearia risiede nella capacità di combinare un monitoraggio attento con l’impiego mirato del caolino, supportati dall’esperienza e dalla competenza di chi lavora quotidianamente in oliveto.

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Resistenza alla pioggia del Caolino AgriBioClay. Lavorare con la lancia.

AgriBioClay dopo la pioggia

Buongiorno a tutti, vogliamo riprendere, documentandolo con delle fotografie, l’argomento della copertura e dell’adesività del nostro caolino, già trattato in questo post, e ripreso da Stefania Mezzabarba del Frantoio Mezzabarba di Farnese in questo post.

Il caolino AgriBioClay è un caolino delaminato, al microscopio elettronico, le sue particelle ingrandite 5000 volte appaiono come dei “fogli”, diversamente dal caolino naturale dove la forma è quella dello stack (pile di monetine) o del caolino calcinato (ottenuto sottoponendo un particolare tipo di caolino naturale ad una temperatura vicina ai 900 °C in modo da formare agglomerati di durezza superiore a quella del vetro, capaci di smerigliare le superfici e più leggeri e voluminosi del caolino naturale)

I caolini in commercio in agricoltura hanno quindi caratteristiche simili, ma si distinguono per delle diversità. È importante trovare una strategia adeguata in base alla propria realtà valutandone i diversi aspetti: altezza delle piante, tipo di potatura, disposizione, numero, estensione del terreno, tipo di strumento utilizzato.

Coprire le piante con il caolino infatti richiede esperienza ed attenzione, cerchiamo quindi di aiutare i nostri clienti dando qui di seguito delle indicazioni di massima e raccogliamo delle immagini ed un video per mostrare una copertura ottimale e cosa significa quando diciamo che il nostro caolino si struttura.

Nel caso esposto il cliente sta lavorando con una botte da 300 litri trasportata da un trattore e con 2 lance munite di ugello in ceramica da 1.2 mm. la pressione è regolata a poco meno di 20 bar (l’ottimo sarebbe proprio 20 bar)

L’effetto che si riesce ad ottenere ad un primo passaggio, avendo la cura di muoversi molto velocemente è testimoniato dalle foto che seguono (1). Suggeriamo sempre due passaggi intervallati dal tempo necessario a che il caolino si asciughi quando possibile (2 e 3).

Ciò che si ottiene, si cerca di ottenere, è meglio testimoniato nel video:

Fiesole, Villa di Campolungo 22 luglio 2020

3 giorni dopo il video girato passeggiando per gli ulivi, la toscana e in particolare la zona di Firenze è stata colpita da violenti acquazzoni e grandinate che hanno dilavato il caolino (4), e abbattuto molte olive. Nel caso del nostro cliente, lo stupore è stato quello di notare che le piante che erano state trattate due volte avevano resistito maggiormente al dilavamento (5 – 7).

Per concludere quindi, alle tante persone che ci chiedono se aggiungere adesivanti, e/o sapone molle al nostro prodotto, rispondiamo che il caolino delaminato AgriBioClay grazie alla forma delle sue particelle quando si sovrappongono più strati, si dilava sempre meno, resistendo abbastanza bene alla pioggia. Ci rendiamo conto che non tutti hanno modo e tempo di seguire i propri ulivi con la necessaria attenzione, ed hanno modo di iniziare i trattamenti nel mese di giugno, ci rendiamo anche conto della diversità delle situazioni che contraddistiguono l’olivicoltura in Italia (diversi territori, diversi mezzi, diverse estensioni, diverse cultivar, diversa latitudine, diverso microclima) in tal caso osservata bene la propria realtà, se proprio si vuole utilizzare un adesivante, noi suggeriamo di rimanere tra quei prodotti “corroboranti” citati nella ancora valida tabella 1 al regolamento CE 834 del 2007 (e successive normative), Propolis, sapone molle o di marsiglia, olei vari (colza, neem).

Grazie di aver letto fin qui, ci auguriamo di essere stati utili e buon olio bio a tutti!

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CAOLINO – COME EVITARE GRUMI NELLA DISPERSIONE

Il caolino per agricoltura viene irrorato in dispersione acquosa sulle piante che devono essere protette: una delle cose che innervosisce di più l’agricoltore che deve effettuare il trattamento sono le otturazioni degli ugelli. Due sono le cause che portano ad otturare gli ugelli, la presenza di residui estranei al caolino, non presenti nel nostro AgriBioClay, e gli agglomerati che si formano a causa di una non perfetta dispersione del caolino. Con queste note vogliamo prevenire la formazione di agglomerati. 

Per evitare la formazione di agglomerati valgono gli stessi accorgimenti usati quando si prepara la polenta.

Si deve predisporre tutta l’acqua prevista per la dispersione, la si deve tenere alla massima agitazione possibile, e si deve aggiungere il caolino lentamente, continuando ad agitare la dispersione fino al completo versamento di tutto il caolino necessario per ottenere la concentrazione voluta, 10% nel dosaggio più elevato utilizzato nella prima irrorazione stagionale, giù fino al 3% nelle successive irrorazioni.

La dispersione deve essere mantenuta in agitazione o mediante agitatore, o mediante la pompa di ricircolo. Se si smette di agitare la dispersione, il caolino tende a sedimentare nel fondo della tina. Con una energica agitazione il caolino torna in sospensione.

Devono essere evitate le seguenti tecniche di dispersione, perché danno luogo immancabilmente ad agglomerati:

  1. Non si deve usare, nella dispersione, meno acqua di quella che verrà poi utilizzata nella irrorazione. Usare meno acqua corrisponde a concentrazioni più elevate, ma va tenuto presente che il caolino si disperde meglio alle concentrazioni più basse.
  2. Non si deve versare acqua direttamente sul caolino in polvere. Questa tecnica corrisponde al tentativo di disperdere il caolino in condizioni di solidi elevatissimi, e porta immancabilmente alla formazione di agglomerati e grumi. 

Se si seguono i suggerimenti sopra elencati, il nostro caolino AgriBioClay verrà disperso in maniera ottimale, e non ci saranno problemi durante le fasi di irrorazione. 

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Tiriamo le somme.

Il nostro progetto di usare il caolino in agricoltura biologica, AgriBioClay è partito due anni fa circa, ma solo lo scorso marzo abbiamo iniziato a proporci sul mercato Italiano.

Abbiamo iniziato frequentando una importate fiera Italiana “Olio Capitale” a Trieste, e anche quest’anno siamo tornati per andare a visitare i nostri clienti e a conoscerne di nuovi potenziali.

Trieste 5 marzo 2018

Il nostro proposito era, ed é tuttora, quello di farci conoscere direttamente dagli utilizzatori finali.

Ci proponevamo di riuscire a coprire il territorio nazionale e le strategie che abbiamo adottato ci hanno portato a raggiungere quasi totalmente il nostro obiettivo.

Ritenevamo e riteniamo ancora importante non solamente vendere il nostro Caolino, ma soprattutto dare assistenza a chi ha deciso di utilizzarlo,  favorendo un’agricoltura più rispettosa della natura e dell’uomo.

Troppo spesso ci siamo accorti che gli agricoltori sono lasciati a loro stessi e che trattare le colture con un prodotto come il caolino non é semplice, perché ogni realtà dispone di mezzi specifici e diversi tra loro a seconda sia della coltura che del terreno, perché c’é molta confusione sul prodotto, perché esistono prodotti estremamente diversi tra di loro venduti senza specificare le differenze.

E’ importante quindi aiutare le persone ad impostare i loro macchinari e a trovare la giusta tecnica per ottimizzare i trattamenti ed ottenere quindi dei risultati soddisfacenti.

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Ugello per atomizzatore

Vogliamo ringraziare tutte le Persone che ci hanno dato fiducia e ci auguriamo di continuare con gli stessi propositi per tutto il 2018.

Diffusione del Caolino AgriBioClay in Italia