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Dalla sperimentazione alla conferma: il progetto su caolino e propoli continua in un nuovo oliveto

Trattore con lancia nebulizza caolino tra gli olivi durante la sperimentazione con caolino e propoli, oliveto Blasiotti

Lo scorso anno abbiamo seguito da vicino il lavoro di Gianni Santilli e dei collaboratori coinvolti nella sperimentazione condotta a Nocciano (Abruzzo), nata con l’obiettivo di valutare l’efficacia di una strategia preventiva basata sull’impiego combinato di caolino e propoli nella difesa biologica dell’olivo.

I risultati ottenuti al termine della stagione sono stati particolarmente incoraggianti. In un’annata caratterizzata da una forte pressione della mosca olearia, il monitoraggio costante, gli interventi tempestivi e il mantenimento della copertura con caolino hanno consentito di limitare sensibilmente i danni alle drupe e di arrivare alla raccolta con olive sane, dalle quali è stato ottenuto un olio extravergine di elevata qualità.

Ma un buon risultato, da solo, non basta. In agricoltura ogni stagione è diversa e ogni oliveto presenta caratteristiche proprie: varietà coltivate, esposizione, condizioni pedoclimatiche e modalità di gestione possono influenzare in maniera significativa il comportamento della pianta e della mosca olearia.

Per questo motivo il progetto non si conclude con il primo anno di osservazioni. Al contrario, proprio dai risultati ottenuti nasce l’esigenza di verificare quanto questa strategia sia ripetibile anche in contesti differenti.

Una nuova azienda agricola, lo stesso approccio

La nuova stagione vedrà la sperimentazione proseguire nell’entroterra pescarese, presso l’Azienda Agricola Blasiotti, che ha scelto di mettere a disposizione il proprio oliveto secolare per continuare il percorso iniziato lo scorso anno.

L’obiettivo non è quello di replicare semplicemente quanto già fatto, ma di osservare il comportamento della strategia in condizioni agronomiche differenti. Cambiano l’azienda, l’oliveto e il contesto produttivo, ma rimangono invariati i principi che hanno guidato il lavoro fin dall’inizio.

Il metodo rimane il vero protagonista

L’esperienza maturata nel 2025 ha confermato un aspetto fondamentale: il caolino non può essere considerato una soluzione isolata. La sua efficacia dipende dalla capacità di inserirlo all’interno di una strategia costruita su alcuni elementi imprescindibili:

  • monitoraggio continuo dell’oliveto;
  • osservazione diretta dello sviluppo della mosca olearia;
  • applicazioni preventive;
  • mantenimento della copertura dopo gli eventi meteorologici;
  • valutazione costante dello stato delle piante.

Anche la propoli continuerà a far parte del protocollo di lavoro. L’esperienza dello scorso anno ha infatti evidenziato come il suo utilizzo, in associazione al caolino, possa contribuire a migliorare la permanenza della copertura sulle superfici vegetali, favorendo una protezione più stabile durante la stagione.

Un progetto che cresce insieme alle aziende

Uno degli aspetti più interessanti di questa ricerca è il rapporto di collaborazione tra tecnici, produttori e aziende agricole. Ogni oliveto rappresenta un’opportunità per raccogliere nuove osservazioni, confrontare risultati e comprendere meglio come adattare la strategia alle diverse realtà produttive.

L’obiettivo non è dimostrare che un prodotto funziona sempre allo stesso modo, ma capire quali condizioni permettono di ottenere i migliori risultati. È questo il valore della sperimentazione: trasformare l’esperienza pratica in conoscenza condivisa.

Continueremo a raccontare ciò che accade in campo

Come già avvenuto nella stagione precedente, seguiremo passo dopo passo l’evoluzione della sperimentazione presso l’Azienda Agricola Blasiotti. Condivideremo osservazioni, dati e risultati, raccontando non solo gli aspetti positivi ma anche le criticità che emergeranno durante il percorso.

Perché crediamo che l’innovazione in olivicoltura nasca soprattutto dal confronto tra chi ogni giorno lavora in campo e chi mette a disposizione competenze tecniche e strumenti di osservazione.

La ricerca continua…

Vuoi restare aggiornato sull’evoluzione della sperimentazione nell’oliveto Blasiotti? Iscriviti al blog:

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Il caolino è pericoloso? Cosa dicono davvero la norma e i certificati

Ogni tanto torna a circolare, tra olivicoltori, tecnici di settore e nei gruppi social, una domanda a cui teniamo dare risposta: “ma il caolino è pericoloso?”.

A volte si tratta di una preoccupazione legittima su cosa si distribuisce sulle drupe, ma altre volte rischia di trasformarsi in un’affermazione che diffonde un sospetto e merita dunque una verifica.

Per dare una risposta seria servono due cose concrete: la norma che definisce cos’è un corroborante e i certificati che dicono, numeri alla mano, cosa c’è davvero nel sacco.

Cos’è (giuridicamente) un corroborante

Il caolino che usiamo in olivicoltura non è un fitofarmaco: è un corroborante, ovvero un “potenziatore delle difese delle piante”. È una categoria tutta italiana: il regolamento europeo sul biologico (Reg. CE 834/2007, oggi Reg. UE 2018/848) fa da cornice — è l’art. 9 che dà agli Stati membri la facoltà di ammettere prodotti non elencati a livello UE per la difesa delle piante — ma sono i decreti nazionali a definire e ammettere i corroboranti: DPR 290/2001 (art. 38), come modificato dal DPR 55/2012, con l’elenco delle tipologie stabilito prima dal DM 6793/2018 e oggi dal DM 229771/2022, che lo abroga e sostituisce integralmente.

Nell’elenco il caolino rientra nella tipologia “Polvere di pietra o di roccia”: un prodotto ottenuto “dalla macinazione meccanica di vari tipi di rocce, la cui composizione originaria deve essere specificata”, e “esente da elementi inquinanti”. Macinazione meccanica, composizione dichiarata, assenza di inquinanti: è su questi tre punti che si gioca il discorso sicurezza.

Non tutti i caolini sono uguali

Qui nasce gran parte della confusione: si parla di “caolino” come fosse un’unica cosa, mentre in commercio convivono prodotti diversi. Il caolino naturale è lavorato solo meccanicamente. Il delaminato — quello che produciamo noi — separa fisicamente le lamelle del cristallo, attraverso un processo meccanico che lascia intatta la struttura chimica della caolinite.

Il calcinato, invece, subisce un trattamento termico che ne modifica la chimica per stadi: già intorno ai 500–600 °C perde l’acqua di struttura (deidrossilazione) e diventa metacaolino amorfo, fino alla formazione di mullite a temperature più alte. In ogni caso la struttura di partenza non c’è più.

La differenza conta: naturale e delaminato sono “macinazione meccanica” e rientrano nella definizione di corroborante; il calcinato è una trasformazione chimica e segue un’altra strada normativa — spesso quella dei prodotti registrati come fitofarmaci.

Si tratta di prodotti diversi, con cornici giuridiche differenti. Confonderli alimenta proprio il sospetto da verificare.

Inerte chimicamente, attivo fisicamente

Capita di leggere che “il caolino non è poi così inerte”. Questa affermazione va presa sul serio: nessuna argilla è inerte al 100%. Ma diamo la misura: la capacità di scambio cationico della caolinite — quanto un minerale “reagisce” trattenendo e cedendo ioni — è dell’ordine di 3–15 meq/100 g. Per confronto, altri alluminosilicati come le zeoliti già diffuse in agricoltura tipo la clinoptilolite (180–250) e la chabasite (oltre 300, usata come ammendante e concime a lento rilascio) la superano di decine di volte: eppure a nessuno viene in mente di chiamarle “pericolose”. Segno che l’alta reattività chimica è una proprietà, non un sinonimo di rischio — e la caolinite è tra le argille meno reattive in assoluto.

Tradotto: il caolino è sostanzialmente inerte sul piano chimico (insolubile, non rilascia nutrienti — per questo è corroborante e non fertilizzante) e attivo sul piano fisico, come barriera, schermo alla luce e regolatore dell’umidità.

Non a caso, quando nel 2022 il caolino finì sotto la lente in una rassegna sui coformulanti dei fitofarmaci, le impurezze segnalate (silice cristallina) erano “nei materiali poco controllati”, e l’allarme rientrò: il problema è il controllo di qualità, non il caolino in sé.

La norma chiede “esente da inquinanti”, noi scegliamo di mettere i numeri

La definizione di corroborante impone l’assenza di inquinanti ma non fissa nel decreto le soglie numeriche: quelle si leggono nelle normative di settore. Per questo certifichiamo, con tre garanzie verificabili.

Diossine. Le facciamo analizzare da un laboratorio tedesco indipendente: l’ultimo dato è 0,09 ng/kg, a fronte di una soglia di 0,5 ng/kg per l’uso in ambito alimentare — circa un quinto del limite. Dichiarazione di conformità aggiornata ad aprile 2024.

Silice libera respirabile. In scheda tecnica dichiariamo un contenuto inferiore all’1%, soglia sotto la quale, per la classificazione europea CLP, la silice cristallina respirabile non fa scattare la classificazione di pericolo della miscela (rischio silicosi). È per questo che il nostro caolino non è classificato come prodotto “pericoloso” e in etichetta il simbolo di pericolo non è previsto.

Attenzione però a non confondere questo dato di composizione — quanta silice libera c’è nel sacco — con il limite di esposizione in aria, cioè quanta polvere di silice un lavoratore può respirare: 0,1 mg/m³ come media su otto ore (D.Lgs. 81/2008, all. XLIII).

I due valori non si convertono l’uno nell’altro, ma sono legati: meno silice libera contiene il materiale, meno ne finisce nell’aria. Il limite di 0,1 mg/m³ nasce per l’esposizione cronica in stabilimento, situazione ben diversa dall’uso in agricoltura in un campo all’aperto, dove il caolino si applica in sospensione acquosa, poche volte a stagione e utilizzando i DPI quando si maneggia la polvere.

Contatto con gli alimenti. Dallo scorso anno abbiamo aggiunto la certificazione di idoneità al contatto con gli alimenti, rilasciata da un istituto tedesco indipendente sulla base degli standard di riferimento europei (raccomandazioni BfR) e statunitensi (FDA). Per il caolino “filler” non esiste un marchio UE armonizzato, quindi non vendiamo questa garanzia per più di quello che è; ma grazie al mutuo riconoscimento è un riferimento solido in tutta Europa. Una garanzia in più per chi lo distribuisce su olive, frutta e ortaggi.

Fare chiarezza con i numeri

A questo punto, messe insieme, le carte raccontano una storia diversa: il nostro caolino sta ampiamente sotto le soglie su diossine e silice; è esente dalla registrazione REACH (allegato V), non è classificato pericoloso ai sensi del CLP e in etichetta riporta che “non è nocivo per l’uomo”. La composizione dichiarata è semplice: 100% caolino ottenuto esclusivamente tramite procedimento meccanico, privo di additivi ed esente da elementi inquinanti.

E sul piano normativo il cerchio si chiude: un’argilla pura, macinata solo meccanicamente e usata come barriera fisica, non risponde alla definizione di fitofarmaco — per esserlo servirebbero una sostanza attiva autorizzata e una registrazione ai sensi del Reg. CE 1107/2009. Il caolino acquista rilievo fitosanitario solo in coformulazione con una sostanza attiva: ma allora si parla di un altro prodotto e di un’altra classificazione.

Fare le cose sul serio è una scelta

Niente di tutto questo era obbligatorio. La norma chiede “esente da inquinanti” e si ferma lì; le analisi su diossine, silice e contatto alimentare le abbiamo aggiunte noi, perché crediamo che fare azienda in modo etico significhi mettere a disposizione i numeri prima ancora che qualcuno li chieda. Il “mito” della pericolosità del caolino non si combatte con un altro slogan, ma con la trasparenza: leggere la norma, leggere i certificati, e distinguere un prodotto controllato da un materiale qualsiasi.

Se vuoi approfondire la documentazione tecnica del nostro caolino, o capire come inserirlo nella strategia del tuo oliveto, scrivici: condividiamo volentieri schede, certificati e l’esperienza di campo.

Domenico Bucca — Clay & Clay Srl, divisione agricoltura

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Enoliexpo 2026

ENOLIEXPO2026 - AgriBioClay stand C54

Enoliexpo 2026

Enoliexpo 2026 Bari si terrà dal 19 al 21 marzo presso la Fiera del Levante. Noi di Clay & Clay Saremo presenti allo stand C54

La manifestazione, articolata tra area esterna e area interna, rappresenta uno dei principali punti di incontro per il settore olivicolo e vitivinicolo del Centro-Sud Italia. Clay & Clay sarà presente nel Nuovo Padiglione, Stand C54.

Dopo la partecipazione alla scorsa edizione, torniamo a Bari con la convinzione che questa fiera rappresenti un momento importante di confronto tecnico e di aggiornamento per chi opera nell’olivicoltura orientata alla qualità. In un unico luogo si concentrano operatori altamente specializzati, aziende della filiera, costruttori di macchinari, tecnici e professionisti.

Anche quest’anno, presso il nostro stand, sarà presente Comet S.p.A., con la linea di pompe specificamente dedicate all’irrorazione delle polveri di roccia, testate con il caolino AgriBioClay. Un tema tecnico che riteniamo centrale: l’efficacia del metodo passa anche attraverso strumenti adeguati.

Un nostro Convegno: Il racconto di una esperienza

La novità di questa edizione sarà la possibilità di presentare, insieme al tecnico agronomo Gianni Santilli e al proprietario dell’oliveto utilizzato come scuola Camillo Calore, l’esperienza condotta durante l’estate 2025 a Nocciano.

Ne abbiamo parlato durante la scorsa estate su questo blog e al link qui di seguito trovi l’ultimo articolo: https://agribioclay.com/2025/09/12/mosca-olearia-caolino-propoli-risultati-campo/

Sabato 21 marzo alle ore 12:30, presso la Sala San Michele, terremo l’intervento dal titolo:

“Il caolino come strumento di difesa dell’ulivo – Come ottenere un olio di qualità in un anno difficile”

L’incontro sarà un racconto tecnico dell’esperienza maturata nel primo anno di attività del progetto avviato nel 2025.

Domenico Bucca introdurrà il ruolo del caolino AgriBioClay all’interno della gestione dell’uliveto, mentre Gianni Santilli e Camillo Calore illustreranno il metodo adottato, le osservazioni raccolte durante l’annata e le domande emerse dal lavoro di campo.

La finalità dell’incontro sarà esclusivamente divulgativa. L’obiettivo è condividere un percorso: prevenzione, monitoraggio costante, coerenza operativa e lettura agronomica dell’equilibrio tra pianta, clima e pressione degli stress biotici e abiotici.

Le basi teoriche e il lavoro in campo

L’Oliveto utilizzato come scuola da l’opportunità di essere spazio di osservazione e documentazione continua in un contesto reale in cui verificare nel tempo le scelte tecniche adottate.

Il progetto trae ispirazione da due studi universitari:

Un primo studio del 2003 ha evidenziato come l’uso del caolino possa incidere positivamente su parametri quali dimensione delle drupe, inolizione e profilo fenolico.

Un secondo studio, più recente, condotto dall’Università di Perugia, ha analizzato l’impiego del caolino in sinergia con la propoli all’interno di protocolli agronomici mirati alla gestione della mosca dell’ulivo.

Questi riferimenti teorici sono stati integrati con l’esperienza pratica condotta durante l’annata 2025, in un contesto climatico complesso che ha richiesto attenzione e scelte tempestive.

Come già raccontato negli articoli pubblicati la scorsa estate, le olive sono state portate alla raccolta in condizioni soddisfacenti e l’olio prodotto presso un frantoio locale di qualità ha partecipato a due concorsi, ottenendo in uno dei due una menzione di eccellenza.

Un invito al confronto

La presentazione sarà un momento di approfondimento tecnico aperto a olivicoltori, agronomi e professionisti interessati alla qualità dell’olio e alla gestione sostenibile dell’uliveto.

Per tutta la durata della fiera sarà possibile incontrarci allo Stand C54 per dialogare direttamente sull’esperienza dell’Oliveto Scuola e sui temi affrontati durante l’intervento oltre a tutto quello che può interessare sul caolino di qualità, sui vantaggi che da e su come si usa.

La partecipazione alla fiera è gratuita.

Per accedere è necessario registrarsi online tramite il sito ufficiale di Enoliexpo o tramite app dedicata


English Abstract


At Enoliexpo Adriatica, Clay & Clay will present the technical results of the first year of structured field observation conducted within the Oliveto Scuola project in central Italy.

The presentation will focus on the use of natural, delaminated kaolin as a plant strengthener (corroborant) in olive cultivation, applied according to current Italian and European regulations.

That experience was developed during the 2025 growing season and will be discussed as a documented agronomic pathway based on systematic monitoring, operational consistency, and integration between field observations and scientific literature.

The objective is not to propose standardized solutions, but to share a methodological approach aimed at improving orchard management and supporting high-quality olive oil production in challenging seasonal conditions.

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Mosca olearia: caolino e propoli, i primi risultati in campo

Campo di Olivi irrorato con caolino AgriBioClay

La stagione 2025 porta con sé una sfida importante: la mosca olearia. In Toscana, Umbria e Abruzzo i bollettini fitosanitari segnalano infestazioni in aumento, spinte da temperature comprese tra 20 e 25 °C e da piogge diffuse che hanno favorito lo sviluppo dell’insetto.

Al Sud lo scenario è diverso: l’estate calda, con picchi oltre i 30 °C, ha bloccato gran parte delle infestazioni, anche se con l’arrivo dell’autunno la situazione potrebbe cambiare rapidamente. Al Nord, invece, gli inverni miti e le piogge primaverili hanno garantito la sopravvivenza delle prime generazioni, con rischi crescenti nelle zone costiere e collinari.

In diversi areali colpiti, molti olivicoltori hanno avviato i trattamenti solo a settembre, quando i danni erano già evidenti. 

Qui si inserisce la riflessione sul ruolo del caolino, spesso presentato come “soluzione” diretta contro la mosca, mentre in realtà è un corroborante. Il caolino AgriBioClay è un’argilla in polvere, utile solo se inserita in una strategia preventiva. 

Per comprenderne meglio le potenzialità, è interessante osservare il progetto triennale avviato a Nocciano (Abruzzo) da Gianni Santilli (Tecnico specializzato in olivicoltura) e da Camillo Calore e Giovanni Ruscitti (olivicoltori), che unisce caolino e propoli in un protocollo di difesa biologica.

Caolino e propoli: strumenti di una strategia preventiva

AgriBioClay irrorato più volte durante la stagione, strato dopo strato, ricopre foglie e frutti creando una copertura che cambia il modo in cui la pianta viene percepita dall’insetto. Le olive risultano meno riconoscibili e meno appetibili. Inoltre, la superficie riflettente riduce lo stress da calore, contribuendo a mantenere la pianta più resiliente durante i picchi estivi.

La propoli, usata insieme al caolino, ha dato il suo contributo facendo aderire meglio la polvere alle superfici, riducendo il dilavamento causato dalle piogge e aggiungendo le sue naturali proprietà antibatteriche e antifungine. Una sinergia che permette di mantenere più a lungo la protezione.

A differenza dei fitofarmaci, che contengono un principio attivo e possono agire per contatto o in modo sistemico penetrando nei tessuti vegetali, il caolino rimane sulla superficie dei frutti come particella inerte: la sua efficacia dipende interamente dalla capacità di coprire in maniera omogenea foglie e drupe.

Una copertura incompleta lascia zone scoperte che la mosca può sfruttare per la deposizione. 

Le linee guida sono chiare: bisogna applicare in anticipo, distribuire il prodotto con cura su tutta la chioma, raggiungere anche le drupe più interne ed effettuare nuovi trattamenti quando piogge o altri eventi riducono la protezione. 

Per questo motivo l’irrorazione deve essere accurata e completa, e deve coprire in maniera il più possibile omogenea tutta la superficie delle piante.

Solo così il caolino può svolgere il suo ruolo all’interno di una strategia di difesa biologica.

L’esperienza di Gianni Santilli e Camillo Calore a Nocciano

Nel cuore dell’Abruzzo, a Nocciano, Santilli e Calore hanno trasformato l’oliveto di Camillo in un vero e proprio campo scuola.

Le osservazioni finora sono incoraggianti: le piante trattate hanno retto meglio alla siccità e al caldo, mentre quelle testimone, lasciate senza protezione, hanno mostrato segni di stress e punture già visibili.

Il dato più sorprendente arriva dal monitoraggio del 1° settembre: la varietà ascolana tenera, già pronta per la raccolta come oliva da mensa, presenta il 95% delle drupe sane. Un risultato che si confronta con il 70% di danno registrato negli anni passati senza questo protocollo.

Monitoraggio e tempestività: la vera chiave della difesa

Questa esperienza dimostra che la protezione efficace si costruisce attraverso una presenza in campo, osservazione di quanto accade ed interventi precoci che iniziano cioè appena dopo l’allegagione e si ripetono in maniera tempestiva ogni volta che la copertura diminuisce. Dove si è partiti tardi (ad esempio a fine luglio) e si è agito in ritardo (aspettando prima di trattare a seguito di una pioggia), i danni sono già evidenti.

Gianni e Camillo hanno invece scelto un approccio diverso: monitoraggio settimanale delle catture, osservazione delle drupe al microscopio e trattamenti ripetuti e calibrati (le dosi dei prodotti sono state scelte in base al grado di copertura della pianta e al meteo dei giorni successivi).

Il risultato? Una copertura sempre presente, capace di resistere alle piogge, e un danno contenuto. Una strategia efficace si costruisce passo dopo passo, con coerenza e pianificazione.

Qualità dell’olio e scelte di raccolta

Proteggere le olive è parte di un percorso più ampio. L’obiettivo di Gianni e Camillo è arrivare alla raccolta con frutti in grado di produrre un olio extravergine di qualità.

L’Ascolana tenera, pronta già a inizio settembre come oliva da mensa, rappresenta un primo successo tangibile. Per le olive destinate all’olio serviranno ancora settimane. L’intenzione è attendere il giusto grado di maturazione, se la pressione della mosca lo permetterà.

Se le condizioni dovessero peggiorare, sono pronti ad anticipare la raccolta, accettando un olio più precoce ma di qualità, piuttosto che rischiare una perdita più grave. È un equilibrio sottile tra attesa e decisione rapida, che solo il monitoraggio continuo e la presenza di un tecnico possono guidare.

Il valore dell’ascolto e della collaborazione

Dietro a questa esperienza c’è anche un modo diverso di lavorare: osservare, ascoltare, condividere. In Clay & Clay crediamo che il confronto con gli agricoltori sia la base per crescere. I dati più preziosi arrivano da chi, come Gianni e Camillo, affronta ogni giorno le sfide dell’oliveto con attenzione e metodo.

Seguendo da vicino queste esperienze, possiamo affinare le indicazioni d’uso, imparare da chi applica il prodotto con cura e trasformare le osservazioni sul campo in conoscenza utile per tutti. È così che si costruisce un percorso comune verso obiettivi concreti.

Conclusioni

I primi risultati del progetto di Nocciano mostrano chiaramente che il caolino funziona quando usato in ottica preventiva e che la propoli ne rafforza l’efficacia.

Anche in un anno difficile come il 2025, monitoraggio costante e interventi tempestivi hanno permesso di contenere i danni e di mantenere una percentuale molto alta di drupe sane.

Il progetto è ancora in corso e le prossime settimane saranno decisive per verificare se la protezione reggerà fino alla raccolta. Continueremo a seguire passo dopo passo l’esperienza di Gianni e Camillo, condividendo aggiornamenti e osservazioni raccolte in campo.

AgriBioClay, se ben conservato al riparo da pioggia e umidità, mantiene le sue caratteristiche nel tempo: approfitta ora per acquistarlo al prezzo del 2025.

Se ti interessa rimanere aggiornato sulla sperimentazione, ne pubblicheremo le evoluzioni e gli approfondimenti dopo la raccolta, Segui questa vicenda sul nostro blog, sui nostri canali social e su quelli di Pensafacile.

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Mosca olearia: perché il monitoraggio in campo e l’uso strategico del caolino fanno la differenza” 

Negli ultimi anni, gli olivicoltori hanno constatato che la mosca olearia non segue più schemi predefiniti.

Le mutate condizioni climatiche hanno influenzato i comportamenti di questo insetto, rendendo le tradizionali abitudini di intervento meno affidabili, e allora ci siamo chiesti perché monitoraggio e strategia fanno la differenza.

Vi sono stagioni in cui la pressione della mosca olearia rimane bassa fino a raccolta inoltrata, mentre in altre, come in quest’anno, le condizioni climatiche la favoriscono già dall’inizio dell’estate. Pertanto, la prevenzione non può essere trascurata.

Recentemente, si sono diffusi i sistemi previsionali, strumenti che, basandosi su dati climatici, osservazioni e monitoraggi, aiutano a stimare il rischio di attacco della mosca olearia.

Esistono diversi modelli: alcuni analizzano lo sviluppo dell’insetto in base alle temperature, altri stimano l’andamento della popolazione, altri ancora collegano le catture delle trappole con le condizioni meteorologiche. Esistono anche sistemi a lungo termine che, basandosi su inverni più o meno freddi e sulla presenza di olive residue, prevedono la gravità dell’infestazione estiva. Si tratta di strumenti preziosi, ma da soli non sono sufficienti.

La vera differenza la fa l’esperienza sul campo, dove si legge la situazione osservando attentamente l’andamento delle catture, lo stato delle olive e il microclima dell’oliveto.

Per difendersi dalla mosca olearia, sono sicuramente utili applicazioni e grafici, ma è soprattutto grazie all’occhio esperto di chi l’oliveto lo vive quotidianamente che si possono perseguire con costanza degli obiettivi e ottenere dei risultati, dall’agricoltore che opera in autonomia, forte della sua esperienza diretta, fino al tecnico specializzato che apporta competenze agronomiche e strumenti di analisi avanzati.

È questa sinergia di conoscenze che consente di interpretare correttamente i dati e prendere decisioni efficaci.

Proprio per questo, l’utilizzo del caolino non dovrebbe seguire la logica dei fitofarmaci.

Non si tratta di una sostanza chimica che agisce a contatto o per ingestione, bensì di una polvere minerale inerte che opera in modo differente: modifica la percezione visiva e tattile dell’oliva, rendendola meno riconoscibile e meno appetibile per la deposizione delle uova. 

Inoltre, riflettendo la radiazione solare, contribuisce a mantenere un microclima più favorevole per la pianta. Per ottenere questi risultati, tuttavia, deve essere presente sulla chioma nei momenti opportuni, prima che il rischio diventi concreto. 

Applicare il caolino solo dopo aver rilevato la mosca significa intervenire con ritardo.

La strategia migliore è quella di considerare il caolino come un alleato da utilizzare in modo preventivo.

Non si tratta di effettuare trattamenti a calendario in maniera rigida, ma di agire in base alle condizioni reali, mantenendo la copertura quando necessario e intervenendo tempestivamente se pioggia o vento hanno rimosso parte del prodotto.

Questo approccio consente di ridurre la pressione dell’insetto e minimizzare la necessità di interventi più invasivi.

In quest’ottica, si rivela fondamentale l’integrazione di strategie sostenibili e selettive.

Quest’anno, in particolare, il tecnico Gianni Santilli, con anni di esperienza sul campo, sta sperimentando un protocollo indipendente in un uliveto pilota, situato in provincia di Pescara, con varietà a duplice attitudine e particolarmente suscettibili alla mosca olearia e alla produzione di olio.

Il lavoro prevede monitoraggio puntuale, osservazione costante e raccolta di dati.

Strumenti di Monitoraggio e strategia fanno la differenza

Intervistato sull’andamento della sua sperimentazione, Santilli dichiara:

“Al di là dell’evoluzione tecnologica, dei modelli previsionali e delle piattaforme digitali, rimane centrale la figura del tecnico specializzato in campo.

È infatti l’esperienza maturata sul territorio, la capacità di osservazione diretta e il confronto continuo con diverse aziende e aree geografiche a fare la vera differenza nella gestione dell’oliveto.

Un tecnico con un ampio bacino di lavoro ha la possibilità di cogliere segnali precoci, interpretare dinamiche localizzate e quindi ottimizzare al meglio le scelte operative, soprattutto in un contesto normativo sempre più restrittivo in tema di difesa fitosanitaria convenzionale (utilizzo di principi attivi larvicidi).

In quest’ottica, diventa fondamentale l’integrazione di strategie sostenibili e selettive.

L’utilizzo del caolino, ad esempio, rappresenta ormai una pratica consolidata per la difesa della coltura contro le avversità sia abiotiche (scottature e siccità) che biotiche, come il contenimento della mosca olearia. 

Quest’anno, in particolare, sto sperimentando una miscela a base di caolino e propoli su un’azienda pilota, seguendo un protocollo di lavoro ben definito con l’obiettivo di valutarne l’efficacia in un’annata che si preannuncia ad alto rischio per quanto riguarda l’attività della mosca olearia.

Si tratta di un lavoro di monitoraggio puntuale, osservazione costante e raccolta di dati. Finora i risultati sono incoraggianti: le piante trattate stanno rispondendo positivamente e la pressione della mosca ad oggi è nulla. Proseguiamo quindi con attenzione e costanza, confidando che al termine della campagna si possa confermare l’efficacia di questa strategia. “

Anche noi di Clay & Clay siamo dell’idea che la tecnologia possa fornire supporto, ma è l’occhio del tecnico a guidare.

In sintesi la gestione efficace della mosca olearia richiede un approccio integrato basato su tre pilastri fondamentali:

Monitoraggio in campo: L’articolo sottolinea l’importanza dell’osservazione diretta e costante dell’oliveto. Nonostante l’utilizzo di sistemi previsionali e modelli basati su dati climatici, è l’esperienza sul campo a fare la differenza. Il monitoraggio consente di interpretare precocemente i segnali di infestazione, analizzare lo stato delle olive e valutare le condizioni microclimatiche, permettendo interventi tempestivi ed efficaci.

Uso strategico del caolino: Il caolino non è un fitofarmaco tradizionale ma una polvere minerale inerte che agisce modificando la percezione visiva e tattile dell’oliva, rendendola meno attraente per la deposizione delle uova della mosca. Per massimizzare la sua efficacia, è fondamentale applicarlo preventivamente, prima che l’infestazione si manifesti, e mantenere una copertura costante, soprattutto dopo eventi meteorologici come pioggia o vento.

Sinergia tra tecnologia ed esperienza: Sebbene i modelli previsionali siano strumenti utili, l’articolo sottolinea che è la combinazione tra tecnologie moderne e competenze agronomiche acquisite sul campo a garantire i migliori risultati. L’esempio del tecnico Gianni Santilli, che sperimenta in un uliveto pilota un protocollo a base di caolino e propoli, dimostra come l’integrazione di conoscenze tecniche e osservazione diretta possa portare a strategie di successo.

In conclusione, la differenza nella gestione della mosca olearia risiede nella capacità di combinare un monitoraggio attento con l’impiego mirato del caolino, supportati dall’esperienza e dalla competenza di chi lavora quotidianamente in oliveto.