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Caolino e siccità: come sta andando il campo scuola in Abruzzo

Caolino e siccità: rametto di olivo con olive verdi e foglie segnate dai residui bianchi della copertura a base di caolino e propoli, con due olive staccate accanto a un metro a nastro, al campo scuola di PensaFacile ospitato dall'Azienda Agricola Blasiotti a Loreto Aprutino, il 3 settembre 2026

Il 3 settembre il tecnico che segue il campo scuola di PensaFacile, ospitato quest’anno dall’Azienda Agricola Blasiotti a Loreto Aprutino (PE), ha fatto il sopralluogo di aggiornamento sulla nostra sperimentazione con caolino e propoli. Dopo un’estate con massime spesso sopra i 33 °C da inizio luglio e una lunga assenza di piogge, la copertura era ancora presente su foglie e drupe, e piante e olive erano nel complesso in buone condizioni, con meno segni di stress di quelli che da settimane si vedevano in altri areali della regione. È un’indicazione incoraggiante, ma non ancora la prova che il merito sia della copertura: qui racconto cosa abbiamo osservato, cosa ci dice e cosa ancora non ci dice. È il seguito della puntata di agosto, quando la sperimentazione iniziata nel 2025 a Nocciano si è spostata in un nuovo oliveto.

Cosa abbiamo controllato al sopralluogo del 3 settembre?

Il sopralluogo aveva tre obiettivi. Il primo era verificare la tenuta della copertura, cioè quanto resta sulle piante e quanto è uniforme. Il secondo era osservare come rispondono le piante trattate a un caldo e a una siccità così prolungati. Il terzo era controllare la difesa dalla mosca dell’olivo (Bactrocera oleae). I tre punti sono legati, perché la copertura ha due funzioni: fa da schermo alla chioma contro la radiazione e le temperature elevate, e fa da barriera fisica contro la mosca. Per questo la prima cosa da controllare è se c’è ancora.

La copertura c’era. Al 3 settembre era ancora presente e ben visibile sulla vegetazione e sulle drupe, dopo le settimane più difficili dell’estate. Per chi usa il caolino è un dato pratico: nella fase più severa della stagione le piante sono rimaste coperte, e da qui alla raccolta possiamo continuare a seguire quanto la copertura dura.

Oliveto del campo scuola di PensaFacile a Loreto Aprutino, con rami carichi di olive e montagne sullo sfondo, settembre 2026

Cosa ci dice quello che abbiamo visto?

Quella del 2026 è stata in Italia l’estate più calda dal 1950, con una siccità che ha colpito a macchia di leopardo in tutto il Paese. Il nostro sguardo è sull’Abruzzo, dove in diversi areali gli olivi mostravano da alcune settimane i primi segni di stress: drupe che crescevano più lentamente, pezzatura ridotta, perdita progressiva di turgore e, negli ultimi giorni prima del sopralluogo, le prime olive raggrinzite. Al campo scuola, con caldo e siccità analoghi, questi segni erano meno evidenti e le piante trattate mostravano una buona tenuta generale. Il tecnico che segue il campo ne ricava un’ipotesi da approfondire: la copertura a base di caolino e propoli potrebbe aver contribuito a mitigare lo stress da caldo e da mancanza d’acqua.

La stessa osservazione mostra anche un limite, ed è giusto dirlo. Delle due varietà presenti nell’azienda, la Dritta dell’Area Vestina ha retto meglio, mentre sul Leccino il raggrinzimento delle olive era più evidente, anche con il trattamento. Il tecnico non lo legge come un segno che il caolino non funziona: la copertura lavora sulla chioma, perché cambia quanta radiazione assorbe e quanto si scalda, ma l’acqua che manca alle radici non la può restituire. Quando la siccità dura così a lungo, può non bastare a frenare la risposta propria della varietà. Perché le olive si raggrinziscono, e perché Dritta e Leccino hanno reagito in modo diverso, lo abbiamo spiegato su PensaFacile.

Ramo di olivo cultivar Leccino con olive verdi, dettaglio dal campo scuola di PensaFacile a Loreto Aprutino, settembre 2026

Cosa non ci dice ancora?

Quello che non possiamo ancora dire è che il merito sia della copertura. Quest’anno al campo scuola non ci sono piante lasciate senza trattamento da mettere a confronto con quelle trattate. Il termine di paragone resta il primo anno di sperimentazione, a Nocciano: nel 2025, al controllo del 1° settembre, il protocollo con caolino e propoli aveva dato il 95% di drupe sane su Ascolana tenera, contro il 70% di danno registrato negli anni passati (ne abbiamo scritto qui). Ma luogo, varietà e annata sono diversi, e quel dato riguardava la mosca, non lo stress da caldo: il confronto aiuta a orientarsi, non a misurare.

Lo stesso vale per la mosca. Il 3 settembre sulle drupe non c’erano segni di infestazione attiva, né uova né larve di prima età. Con massime spesso sopra i 33 °C, però, la mosca è di fatto ferma, quindi l’assenza di attacchi non dice quanto abbia funzionato la difesa: è un dato positivo del monitoraggio, non un risultato del prodotto. Per passare da un’indicazione a una prova servono osservazioni ripetute nel tempo, il confronto con parcelle non trattate o gestite in modo diverso e, accanto ai rilievi a vista, misure fisiologiche, agronomiche e del microclima che dicano se le piante coperte conservano davvero meglio il loro stato idrico.

Cosa guardiamo fino alla molitura

Da qui alla raccolta seguiamo due cose: quanto dura la copertura sulle piante e la mosca, che con il calo delle temperature può tornare attiva. Al momento non sembra esserci un peggioramento dovuto alla mosca olearia. In alcuni areali la raccolta è già cominciata per alcune cultivar: aggiorneremo nel prossimo articolo, con le olive arrivate alla molitura. Se vuoi seguire la sperimentazione, iscriviti al blog; se stai pensando di provare il caolino nel tuo oliveto, trovi come si prepara e come si applica nella pagina Come si usa.

Domande frequenti

Il caolino ha protetto gli olivi dalla siccità del 2026?
Non possiamo ancora dirlo con certezza. Al campo scuola di PensaFacile in Abruzzo, trattato con una copertura a base di caolino e propoli, il 3 settembre piante e olive mostravano meno segni di stress rispetto ad altri areali della regione con caldo e siccità analoghi. È un’indicazione preliminare, coerente con un’azione protettiva della copertura; per dimostrarla servono il confronto con piante non trattate e misure fisiologiche ripetute nel tempo.

Il caolino evita che le olive si raggrinziscano con la siccità?
Non sempre. La copertura di caolino lavora sulla chioma, perché riduce la radiazione assorbita e il calore, ma non può restituire l’acqua che manca alle radici. Al campo scuola il Leccino ha mostrato olive raggrinzite anche con il trattamento, mentre la Dritta dell’Area Vestina ha retto meglio: quando la siccità si prolunga, la risposta della varietà pesa molto.

Com’è andata con la mosca dell’olivo nel 2026?
Al sopralluogo del 3 settembre non c’erano segni di infestazione attiva sulle drupe, ma con massime sopra i 33 °C la mosca è di fatto ferma, quindi il dato non misura l’efficacia della difesa. Al momento non sembra esserci un peggioramento dovuto alla mosca olearia, e il monitoraggio prosegue fino alla raccolta.


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Mosca olearia: perché il monitoraggio in campo e l’uso strategico del caolino fanno la differenza” 

Negli ultimi anni, gli olivicoltori hanno constatato che la mosca olearia non segue più schemi predefiniti.

Le mutate condizioni climatiche hanno influenzato i comportamenti di questo insetto, rendendo le tradizionali abitudini di intervento meno affidabili, e allora ci siamo chiesti perché monitoraggio e strategia fanno la differenza.

Vi sono stagioni in cui la pressione della mosca olearia rimane bassa fino a raccolta inoltrata, mentre in altre, come in quest’anno, le condizioni climatiche la favoriscono già dall’inizio dell’estate. Pertanto, la prevenzione non può essere trascurata.

Recentemente, si sono diffusi i sistemi previsionali, strumenti che, basandosi su dati climatici, osservazioni e monitoraggi, aiutano a stimare il rischio di attacco della mosca olearia.

Esistono diversi modelli: alcuni analizzano lo sviluppo dell’insetto in base alle temperature, altri stimano l’andamento della popolazione, altri ancora collegano le catture delle trappole con le condizioni meteorologiche. Esistono anche sistemi a lungo termine che, basandosi su inverni più o meno freddi e sulla presenza di olive residue, prevedono la gravità dell’infestazione estiva. Si tratta di strumenti preziosi, ma da soli non sono sufficienti.

La vera differenza la fa l’esperienza sul campo, dove si legge la situazione osservando attentamente l’andamento delle catture, lo stato delle olive e il microclima dell’oliveto.

Per difendersi dalla mosca olearia, sono sicuramente utili applicazioni e grafici, ma è soprattutto grazie all’occhio esperto di chi l’oliveto lo vive quotidianamente che si possono perseguire con costanza degli obiettivi e ottenere dei risultati, dall’agricoltore che opera in autonomia, forte della sua esperienza diretta, fino al tecnico specializzato che apporta competenze agronomiche e strumenti di analisi avanzati.

È questa sinergia di conoscenze che consente di interpretare correttamente i dati e prendere decisioni efficaci.

Proprio per questo, l’utilizzo del caolino non dovrebbe seguire la logica dei fitofarmaci.

Non si tratta di una sostanza chimica che agisce a contatto o per ingestione, bensì di una polvere minerale inerte che opera in modo differente: modifica la percezione visiva e tattile dell’oliva, rendendola meno riconoscibile e meno appetibile per la deposizione delle uova. 

Inoltre, riflettendo la radiazione solare, contribuisce a mantenere un microclima più favorevole per la pianta. Per ottenere questi risultati, tuttavia, deve essere presente sulla chioma nei momenti opportuni, prima che il rischio diventi concreto. 

Applicare il caolino solo dopo aver rilevato la mosca significa intervenire con ritardo.

La strategia migliore è quella di considerare il caolino come un alleato da utilizzare in modo preventivo.

Non si tratta di effettuare trattamenti a calendario in maniera rigida, ma di agire in base alle condizioni reali, mantenendo la copertura quando necessario e intervenendo tempestivamente se pioggia o vento hanno rimosso parte del prodotto.

Questo approccio consente di ridurre la pressione dell’insetto e minimizzare la necessità di interventi più invasivi.

In quest’ottica, si rivela fondamentale l’integrazione di strategie sostenibili e selettive.

Quest’anno, in particolare, il tecnico Gianni Santilli, con anni di esperienza sul campo, sta sperimentando un protocollo indipendente in un uliveto pilota, situato in provincia di Pescara, con varietà a duplice attitudine e particolarmente suscettibili alla mosca olearia e alla produzione di olio.

Il lavoro prevede monitoraggio puntuale, osservazione costante e raccolta di dati.

Strumenti di Monitoraggio e strategia fanno la differenza

Intervistato sull’andamento della sua sperimentazione, Santilli dichiara:

“Al di là dell’evoluzione tecnologica, dei modelli previsionali e delle piattaforme digitali, rimane centrale la figura del tecnico specializzato in campo.

È infatti l’esperienza maturata sul territorio, la capacità di osservazione diretta e il confronto continuo con diverse aziende e aree geografiche a fare la vera differenza nella gestione dell’oliveto.

Un tecnico con un ampio bacino di lavoro ha la possibilità di cogliere segnali precoci, interpretare dinamiche localizzate e quindi ottimizzare al meglio le scelte operative, soprattutto in un contesto normativo sempre più restrittivo in tema di difesa fitosanitaria convenzionale (utilizzo di principi attivi larvicidi).

In quest’ottica, diventa fondamentale l’integrazione di strategie sostenibili e selettive.

L’utilizzo del caolino, ad esempio, rappresenta ormai una pratica consolidata per la difesa della coltura contro le avversità sia abiotiche (scottature e siccità) che biotiche, come il contenimento della mosca olearia. 

Quest’anno, in particolare, sto sperimentando una miscela a base di caolino e propoli su un’azienda pilota, seguendo un protocollo di lavoro ben definito con l’obiettivo di valutarne l’efficacia in un’annata che si preannuncia ad alto rischio per quanto riguarda l’attività della mosca olearia.

Si tratta di un lavoro di monitoraggio puntuale, osservazione costante e raccolta di dati. Finora i risultati sono incoraggianti: le piante trattate stanno rispondendo positivamente e la pressione della mosca ad oggi è nulla. Proseguiamo quindi con attenzione e costanza, confidando che al termine della campagna si possa confermare l’efficacia di questa strategia. “

Anche noi di Clay & Clay siamo dell’idea che la tecnologia possa fornire supporto, ma è l’occhio del tecnico a guidare.

In sintesi la gestione efficace della mosca olearia richiede un approccio integrato basato su tre pilastri fondamentali:

Monitoraggio in campo: L’articolo sottolinea l’importanza dell’osservazione diretta e costante dell’oliveto. Nonostante l’utilizzo di sistemi previsionali e modelli basati su dati climatici, è l’esperienza sul campo a fare la differenza. Il monitoraggio consente di interpretare precocemente i segnali di infestazione, analizzare lo stato delle olive e valutare le condizioni microclimatiche, permettendo interventi tempestivi ed efficaci.

Uso strategico del caolino: Il caolino non è un fitofarmaco tradizionale ma una polvere minerale inerte che agisce modificando la percezione visiva e tattile dell’oliva, rendendola meno attraente per la deposizione delle uova della mosca. Per massimizzare la sua efficacia, è fondamentale applicarlo preventivamente, prima che l’infestazione si manifesti, e mantenere una copertura costante, soprattutto dopo eventi meteorologici come pioggia o vento.

Sinergia tra tecnologia ed esperienza: Sebbene i modelli previsionali siano strumenti utili, l’articolo sottolinea che è la combinazione tra tecnologie moderne e competenze agronomiche acquisite sul campo a garantire i migliori risultati. L’esempio del tecnico Gianni Santilli, che sperimenta in un uliveto pilota un protocollo a base di caolino e propoli, dimostra come l’integrazione di conoscenze tecniche e osservazione diretta possa portare a strategie di successo.

In conclusione, la differenza nella gestione della mosca olearia risiede nella capacità di combinare un monitoraggio attento con l’impiego mirato del caolino, supportati dall’esperienza e dalla competenza di chi lavora quotidianamente in oliveto.

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Caolino in olivicoltura: quali vantaggi economici?

Caolino in olivicoltura: quali vantaggi economici?
Negli ultimi anni si è parlato molto dell’uso del caolino in olivicoltura, ma sono ancora pochi gli articoli che collegano i dati scientifici ai vantaggi economici reali per le aziende agricole. 

Uno studio condotto in Siria nel 2003 da Saour e Makee, pubblicato su Advances in Horticultural Science, (leggi la ricerca originale su Researchgate) ha affrontato in modo rigoroso questa questione, analizzando l’effetto di un trattamento a base di particelle di caolino su ulivi della cultivar Zeity coltivati in aridocoltura.

I risultati sono stati significativi: gli alberi trattati con caolino hanno prodotto più frutti, con un maggiore contenuto di sostanza secca e di olio, e l’olio stesso ha mostrato una migliore stabilità ossidativa nel tempo. Questi risultati offrono una base concreta per valutare l’impatto del trattamento anche dal punto di vista economico.

Più produzione e più olio, anche in condizioni difficili

Lo studio è stato condotto in un ambiente caldo e privo di precipitazioni durante i mesi estivi. Nonostante queste condizioni di stress, l’applicazione del caolino ha portato a un incremento del 17,6% della produzione media per albero. 

Anche il contenuto in olio ha registrato un miglioramento significativo: in media, un aumento del 14,7% sulla sostanza secca.

Dal punto di vista qualitativo, l’olio ottenuto dagli alberi trattati ha presentato valori più bassi di perossidi, K232 e K270, tutti parametri legati all’ossidazione e quindi alla conservabilità. 

L’acidità libera, invece, è rimasta invariata, così come gli altri indici chimici fondamentali.

Un confronto utile con cultivar italiane

La cultivar Zeity, utilizzata nello studio in Siria, presenta caratteristiche (resistenza allo stress idrico, duplice attitudine, resa media) che risultano confrontabili con alcune varietà italiane, sia del Sud che del Centro-Nord:

Ogliarola (Puglia): rustica, produttiva, adatta all’asciutto, destinata alla produzione di olio.

Nocellara del Belice (Sicilia): duplice attitudine, pezzatura elevata, alto potenziale qualitativo sia per olio che per mensa.

Frantoio (Centro Italia): varietà da olio di qualità, costante nella produzione, sensibile al clima.

Casaliva (Lago di Garda): coltivata in ambiente temperato, da olio con impieghi locali da mensa, meno simile alla Zeity per condizioni pedoclimatiche, ma utile per estendere il confronto a nord.

Un trattamento che migliora la redditività.

“Pur in assenza di sperimentazioni dirette su queste cultivar italiane, possiamo ipotizzare un incremento produttivo analogo (+17,6%) in condizioni agronomiche simili, come quelle descritte nello studio condotto su Zeity in Siria. A partire da questa ipotesi prudenziale, si possono stimare i seguenti aumenti di produzione per ettaro:”

Costo del trattamento e ritorno sull’investimento

Il trattamento con il caolino AgriBioClay ha un costo variabile in base al numero di applicazioni. In una stagione normale, 2–3 trattamenti possono essere sufficienti. Tuttavia, in annate piovose, per garantire la copertura e il mantenimento del film protettivo, può essere necessario ripetere il trattamento fino a 5 volte.

Costi e ritorni (prezzo AgriBioClay di listino al dettaglio IVA compresa: 3,20 €/kg )

Ipotizziamo quale potrebbe essere l’incremento di valore sul mercato della maggior produzione di olio.

Il valore economico dipende dalla modalità di vendita: nella vendita all’ingrosso (minimo 300 kg di olio), il prezzo medio attuale può aggirarsi attorno ai 9 euro al chilogrammo. Per chi imbottiglia e vende direttamente, può salire a 14 euro, e nelle vendite premium – ad esempio in filiere certificate DOP o biologiche – può raggiungere o superare i 18 euro al chilo. 

In oliveti da mensa, l’incremento di pezzatura e uniformità del calibro rappresenta un ulteriore valore commerciale, specialmente se le drupe superano la soglia dei 18 mm, richiesta da molti confezionatori.

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Nota metodologica sui calcoli

Tutti i calcoli economici e produttivi presentati in questo articolo si basano su valori medi di riferimento, utili per fornire una stima realistica ma generalizzata dell’impatto del trattamento con caolino AgriBioClay. In particolare:

Le produzioni per pianta sono state riferite a impianti adulti in aridocoltura, con una densità standard di 280 piante per ettaro.

Le rese in olio sono stimate in base a dati tipici delle cultivar considerate (Ogliarola, Frantoio, Casaliva, Nocellara del Belice), tenendo conto di una media stagionale tra le annate più favorevoli e quelle più difficili.

Il prezzo del caolino è stato fissato a 3,20 €/kg IVA compresa e i costi sono calcolati in funzione di 2–5 trattamenti annuali, a seconda dell’andamento climatico (estate secca o piovosa).

I prezzi di vendita dell’olio e delle olive da mensa sono riferiti a fasce realistiche di mercato: sfuso, imbottigliato e premium/DOP.

È importante sottolineare che ogni azienda olivicola può registrare risultati diversi, in funzione di:

cultivar, età e forma di allevamento degli olivi, tecniche colturali adottate, condizioni pedoclimatiche, canali di vendita e posizionamento commerciale.

Per questo motivo, i dati vanno letti come indicatori di tendenza, non come garanzia di risultato.

Vuoi approfondire? Cos’è il ROI e perché è utile anche in agricoltura

Quando in questo articolo parliamo di ROI, stiamo parlando del ritorno sull’investimento. È un modo semplice per capire se un’operazione conviene oppure no, mettendo a confronto quello che spendi e quello che guadagni in più grazie a quella spesa.

Se spendi 640 euro per trattare un ettaro di uliveto con caolino, e grazie a questo trattamento guadagni 1.920 euro in più (perché raccogli più olive o ottieni più olio), allora il ritorno sull’investimento è 3 a 1.Significa che per ogni euro speso, ne hai guadagnati tre. In questo caso il ROI si scrive così: 3x (cioè 3 volte l’investimento iniziale).

Perché è importante

Conoscere il ROI ti aiuta a rispondere a una domanda semplice: “Mi conviene fare questa spesa in campo?”Se il ROI è maggiore di 2 vuol dire che il trattamento ha funzionato molto bene.Se è basso o vicino a 1x, vuol dire che hai recuperato appena la spesa, ma senza guadagnarci davvero.Non serve essere ragionieri per usare il ROI: è un ragionamento di buon senso, e può aiutarti a scegliere meglio dove mettere i tuoi soldi in azienda.

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Il momento per iniziare a trattare gli ulivi con il caolino è adesso.

Il momento per iniziare con il caolino è adesso

L’uso del caolino in olivicoltura è un tema sempre più discusso, ma non sempre comunicato in modo corretto. Il caolino è un’argilla naturale che si utilizza come corroborante, ovvero una sostanza capace di migliorare le condizioni fisiologiche della pianta e potenziarne la resistenza agli stress.

In olivicoltura, il caolino viene spesso proposto — in modo improprio — come se avesse una funzione di lotta diretta contro la mosca olearia. Tuttavia, è bene chiarire che i corroboranti non sono agrofarmaci: per legge non possono essere classificati come tali, né pubblicizzati con funzioni di tipo fitosanitario.

Per questo motivo, è fondamentale comprendere il vero ruolo del caolino: si applica in modo preventivo, per creare una condizione sfavorevole a insetti, muffe e sbalzi termici, e allo stesso tempo favorire il benessere dell’ulivo.

Siamo in Sicilia, dove in molte zone l’ulivo ha già iniziato ad allegare. Questo è il momento ideale per iniziare il trattamento con caolino.


Perché trattare con il caolino già dalla fine dell’allegagione

Protezione precoce: agire prima del danno

Già dalla fine dell’allegagione, le piccole drupe sono vulnerabili. Il caolino, applicato in questa fase, crea una barriera visiva e ambientale che disturba l’attività degli insetti e migliora le condizioni della pianta.

Inoltre, l’applicazione precoce consente una copertura più omogenea e stabile nel tempo.

Mosca olearia: anticipare i voli

Il primo volo della mosca può avvenire molto presto. Alcuni ritengono che la mosca non deponga sulle olive troppo piccole, ma in realtà le condizioni favorevoli possono portare a ovideposizioni già su drupe di 6–7 mm, specie in ambienti umidi o nelle zone costiere. L’errore più comune è sottovalutare la rapidità con cui il frutto cresce e diventa vulnerabile.

Per questo motivo, trattare con caolino già dalla fine dell’allegagione significa intercettare il momento critico ed evitare che il primo attacco avvenga senza protezione.

Radiazione solare: effetto riflettente

Il caolino non raffredda i frutti, ma riflette parte della luce solare, riducendo l’eccessivo riscaldamento delle drupe. In questo modo, si abbassano i picchi termici e si limita lo stress idrico.

Tignola carpocapsa: ostacolare la terza generazione

Anche la tignola dell’olivo (Prays oleae), nella sua generazione carpofaga, depone sulle drupe. Il caolino può interferire con questa fase disturbando la percezione visiva del frutto, ostacolando la mobilità delle larve neonate e rendendo la superficie meno favorevole.

Pur non essendo un insetticida, il caolino agisce come ostacolo fisico e ambientale, limitando le condizioni ottimali per l’insediamento.

Resistenza al distacco: un possibile effetto indiretto

Alcuni olivicoltori osservano che le piante trattate con caolino presentano minore cascola dei frutti. Questo effetto, seppur indiretto, potrebbe essere legato al miglioramento delle condizioni fisiologiche della pianta e alla maggior tenuta del peduncolo, favorita da una minore incidenza di stress termici e idrici.

Qualità e resa: un aiuto concreto

Meno danni ai frutti significa maggiore resa e olio di migliore qualità. Il caolino contribuisce indirettamente a mantenere elevati i parametri qualitativi, come il contenuto in polifenoli.


KPI per valutare l’efficacia dell’intervento

  • Percentuale di olive danneggiate alla raccolta
  • Numero di trattamenti fitosanitari evitati
  • % di allegagione portata a maturazione
  • Polifenoli e acidità nell’olio ottenuto
  • Costo per ettaro dei trattamenti (confronto tra approcci)

E c’è chi è già partito: Tenute Ragonese in provincia di Messina

📸 Proprio ieri, Tenute Ragonese, azienda olivicola in provincia di Messina, ha ricevuto il suo bancale di caolino AgriBioClay. Insieme alle immagini della consegna, ci ha inviato le foto delle prime olive alleganti, segno che il momento giusto è arrivato.

Questa testimonianza concreta rafforza un messaggio semplice: chi si prepara per tempo è già avanti nella stagione. Il caolino non si applica quando il problema è visibile, ma prima. Come sta facendo chi ha già iniziato.

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Abbiamo organizzato due giornate gratuite di formazione in Abruzzo:

  • 17 maggio – Fossacesia (CH) presso Tenuta Mancini
  • 31 maggio – Loreto Aprutino (PE) presso Az. Agr. Blasiotti

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Esistono tanti tipi di caolino in commercio.

Cava di Caolino

ESISTONO TANTI TIPI DI CAOLINO IN COMMERCIO.

Recentemente una rivista di settore ha riportato un abstract di uno studio del CNR di Bologna, non ancora pubblicato

l’articolo riporta delle non meglio precisate informazioni riguardo agli effetti dell’utilizzo di un determinato tipo di caolino e di una ben specifica tipologia di zeolite.

A questo proposito, è bene sapere che esistono molti tipi di caolino in commercio e che I caolini provenienti da diverse parti del mondo hanno proprietà notevolmente diverse.

La gamma di minerali associati al caolino influenza la sua idoneità per diverse applicazioni, con effetti anche molto diversi.

Il contenuto di caolinite del caolino lavorato varia, ma generalmente è compreso tra il 75 e il 94%.

ESISTONO MOLTI TIPI DI CAOLINO IN COMMERCIO. IN GENERALE ESISTONO CAOLINI NATURALI E CAOLINI CALCINATI.

Tra i caolini naturali alcuni vengono sottoposti ad un particolare trattamento che sfrutta un grande pressione per separare le parti che compongono la struttura di base: lo “Stack” (come una pila di monetine) creando tanti fogli, il caolino naturale si definisce dopo questo procedimento, caolino delaminato.

Caolino Naturale – stack

Esistono molti tipi di caolino in commercio
Caolino Delaminato AgriBioClay

La struttura cristallina del caolino, in natura, contiene due molecole di acqua, chiamate in gergo tecnico “acqua di cristallizzazione”.

Sottoponendo il caolino ad un trattamento termico, scaldando il prodotto ad elevata temperatura, queste due molecole di acqua si staccano dal cristallo del caolino.

Il procedimento, che porta la polvere di caolino ad oltre 1000 °C, viene chiamato calcinazione.

A seguito di tale trattamento termico, il caolino cambia profondamente la forma cristallina, e si presenta strutturato in gruppi di particelle.

Dalle foto è possibile vedere gli effetti di questo procedimento. Tutte le caratteristiche fisiche del caolino risultano così profondamente modificate.

Esistono molti tipi di caolino in commercio
Caolino Calcinato

COSA DICE IL REGOLAMENTO CEE.

Il caolino calcinato può essere usato con buoni risultati in agricoltura, ma si scontra con un importante vincolo legislativo.

In Europa il regolamento CE n° 834/2007 all’allegato 1 prevede che possa essere utilizzato nell’agricoltura biologica come “corroborante” un “prodotto ottenuto tal quale dalla macinazione meccanica di vari tipi di rocce, la cui composizione originaria deve essere specificata”, “privo di elementi inquinanti”.

Come si può notare, è possibile utilizzare come corroboranti in agricoltura biologica e convenzionale, in base alla normativa vigente, solo prodotti ottenuti per macinazione o separazione meccanica.

Nell’impiego in agricoltura biologica la legislazione vigente non prevede l’utilizzo di prodotti che abbiano subito lavorazioni diverse, quali il trattamento termico di calcinazione.

Esistono molti tipi di caolino in commercio.

Tante tipologie di caolino a causa della presenza di ossido di ferro presentano colorazioni tra il giallo, l’arancione ed il rosso, riflettendo la luce in modo diverso e meno efficacemente rispetto ai caolini bianchi.

Esistono tanti tipi di caolino in commercio
Remissione dei raggi solari – Esistono tanti tipi di caolino in commercio.

Secondo la definizione data da IMA (Industrial Minerals Association) / KPC (Kaolin- and Plastic Clay Association) e in accordo con il regolamento REACH:

Si può definire un materiale argilloso “Kaolin” Caolino quando il contenuto di caolinite, nell’insieme dei minerali che lo compongone è minimo il 60 %.

Ma attenzione più è alta la Caolinite minori saranno i contenuti degli altri materiali, tra cui il quarzo, fortemente abrasivo, la silice libera respirabile causa della silicosi e le diossine: sostanze tossiche che si trasferiscono ai grassi.

E’ importante quindi evitare di generalizzare e iniziare a comprendere che esistono tanti tipi di caolino in commercio e scegliere quello giusto è importante per evitare cattive sorprese.

AgryBioClay è inerte, insolubile, chimicamente stabile, non pericoloso.

In agricoltura biologica è opportuno scegliere un caolino naturale, appositamente studiato per tale impiego, e AgriBioClay è stato espressamente studiato per tale scopo.

D.B.