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Mosca olearia: perché il monitoraggio in campo e l’uso strategico del caolino fanno la differenza” 

Negli ultimi anni, gli olivicoltori hanno constatato che la mosca olearia non segue più schemi predefiniti.

Le mutate condizioni climatiche hanno influenzato i comportamenti di questo insetto, rendendo le tradizionali abitudini di intervento meno affidabili, e allora ci siamo chiesti perché monitoraggio e strategia fanno la differenza.

Vi sono stagioni in cui la pressione della mosca olearia rimane bassa fino a raccolta inoltrata, mentre in altre, come in quest’anno, le condizioni climatiche la favoriscono già dall’inizio dell’estate. Pertanto, la prevenzione non può essere trascurata.

Recentemente, si sono diffusi i sistemi previsionali, strumenti che, basandosi su dati climatici, osservazioni e monitoraggi, aiutano a stimare il rischio di attacco della mosca olearia.

Esistono diversi modelli: alcuni analizzano lo sviluppo dell’insetto in base alle temperature, altri stimano l’andamento della popolazione, altri ancora collegano le catture delle trappole con le condizioni meteorologiche. Esistono anche sistemi a lungo termine che, basandosi su inverni più o meno freddi e sulla presenza di olive residue, prevedono la gravità dell’infestazione estiva. Si tratta di strumenti preziosi, ma da soli non sono sufficienti.

La vera differenza la fa l’esperienza sul campo, dove si legge la situazione osservando attentamente l’andamento delle catture, lo stato delle olive e il microclima dell’oliveto.

Per difendersi dalla mosca olearia, sono sicuramente utili applicazioni e grafici, ma è soprattutto grazie all’occhio esperto di chi l’oliveto lo vive quotidianamente che si possono perseguire con costanza degli obiettivi e ottenere dei risultati, dall’agricoltore che opera in autonomia, forte della sua esperienza diretta, fino al tecnico specializzato che apporta competenze agronomiche e strumenti di analisi avanzati.

È questa sinergia di conoscenze che consente di interpretare correttamente i dati e prendere decisioni efficaci.

Proprio per questo, l’utilizzo del caolino non dovrebbe seguire la logica dei fitofarmaci.

Non si tratta di una sostanza chimica che agisce a contatto o per ingestione, bensì di una polvere minerale inerte che opera in modo differente: modifica la percezione visiva e tattile dell’oliva, rendendola meno riconoscibile e meno appetibile per la deposizione delle uova. 

Inoltre, riflettendo la radiazione solare, contribuisce a mantenere un microclima più favorevole per la pianta. Per ottenere questi risultati, tuttavia, deve essere presente sulla chioma nei momenti opportuni, prima che il rischio diventi concreto. 

Applicare il caolino solo dopo aver rilevato la mosca significa intervenire con ritardo.

La strategia migliore è quella di considerare il caolino come un alleato da utilizzare in modo preventivo.

Non si tratta di effettuare trattamenti a calendario in maniera rigida, ma di agire in base alle condizioni reali, mantenendo la copertura quando necessario e intervenendo tempestivamente se pioggia o vento hanno rimosso parte del prodotto.

Questo approccio consente di ridurre la pressione dell’insetto e minimizzare la necessità di interventi più invasivi.

In quest’ottica, si rivela fondamentale l’integrazione di strategie sostenibili e selettive.

Quest’anno, in particolare, il tecnico Gianni Santilli, con anni di esperienza sul campo, sta sperimentando un protocollo indipendente in un uliveto pilota, situato in provincia di Pescara, con varietà a duplice attitudine e particolarmente suscettibili alla mosca olearia e alla produzione di olio.

Il lavoro prevede monitoraggio puntuale, osservazione costante e raccolta di dati.

Strumenti di Monitoraggio e strategia fanno la differenza

Intervistato sull’andamento della sua sperimentazione, Santilli dichiara:

“Al di là dell’evoluzione tecnologica, dei modelli previsionali e delle piattaforme digitali, rimane centrale la figura del tecnico specializzato in campo.

È infatti l’esperienza maturata sul territorio, la capacità di osservazione diretta e il confronto continuo con diverse aziende e aree geografiche a fare la vera differenza nella gestione dell’oliveto.

Un tecnico con un ampio bacino di lavoro ha la possibilità di cogliere segnali precoci, interpretare dinamiche localizzate e quindi ottimizzare al meglio le scelte operative, soprattutto in un contesto normativo sempre più restrittivo in tema di difesa fitosanitaria convenzionale (utilizzo di principi attivi larvicidi).

In quest’ottica, diventa fondamentale l’integrazione di strategie sostenibili e selettive.

L’utilizzo del caolino, ad esempio, rappresenta ormai una pratica consolidata per la difesa della coltura contro le avversità sia abiotiche (scottature e siccità) che biotiche, come il contenimento della mosca olearia. 

Quest’anno, in particolare, sto sperimentando una miscela a base di caolino e propoli su un’azienda pilota, seguendo un protocollo di lavoro ben definito con l’obiettivo di valutarne l’efficacia in un’annata che si preannuncia ad alto rischio per quanto riguarda l’attività della mosca olearia.

Si tratta di un lavoro di monitoraggio puntuale, osservazione costante e raccolta di dati. Finora i risultati sono incoraggianti: le piante trattate stanno rispondendo positivamente e la pressione della mosca ad oggi è nulla. Proseguiamo quindi con attenzione e costanza, confidando che al termine della campagna si possa confermare l’efficacia di questa strategia. “

Anche noi di Clay & Clay siamo dell’idea che la tecnologia possa fornire supporto, ma è l’occhio del tecnico a guidare.

In sintesi la gestione efficace della mosca olearia richiede un approccio integrato basato su tre pilastri fondamentali:

Monitoraggio in campo: L’articolo sottolinea l’importanza dell’osservazione diretta e costante dell’oliveto. Nonostante l’utilizzo di sistemi previsionali e modelli basati su dati climatici, è l’esperienza sul campo a fare la differenza. Il monitoraggio consente di interpretare precocemente i segnali di infestazione, analizzare lo stato delle olive e valutare le condizioni microclimatiche, permettendo interventi tempestivi ed efficaci.

Uso strategico del caolino: Il caolino non è un fitofarmaco tradizionale ma una polvere minerale inerte che agisce modificando la percezione visiva e tattile dell’oliva, rendendola meno attraente per la deposizione delle uova della mosca. Per massimizzare la sua efficacia, è fondamentale applicarlo preventivamente, prima che l’infestazione si manifesti, e mantenere una copertura costante, soprattutto dopo eventi meteorologici come pioggia o vento.

Sinergia tra tecnologia ed esperienza: Sebbene i modelli previsionali siano strumenti utili, l’articolo sottolinea che è la combinazione tra tecnologie moderne e competenze agronomiche acquisite sul campo a garantire i migliori risultati. L’esempio del tecnico Gianni Santilli, che sperimenta in un uliveto pilota un protocollo a base di caolino e propoli, dimostra come l’integrazione di conoscenze tecniche e osservazione diretta possa portare a strategie di successo.

In conclusione, la differenza nella gestione della mosca olearia risiede nella capacità di combinare un monitoraggio attento con l’impiego mirato del caolino, supportati dall’esperienza e dalla competenza di chi lavora quotidianamente in oliveto.

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